Alcol: la revisione OMS del 2023, il conto lungo sulla salute e i farmaci che quasi nessuno sa che esistono
Nel gennaio 2023 l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha ritirato una raccomandazione che tutti conoscevamo a memoria: il bicchiere al giorno che fa bene. Non è stata una correzione di dettaglio. È stato l'abbandono del concetto stesso di «consumo moderato sicuro».
L'alcol è una sostanza tossica, che dà dipendenza ed è cancerogena. È anche, di gran lunga, la più tollerata: si beve alle cene aziendali, ai matrimoni, ai funerali, e chi non beve deve spiegare perché. Questa doppia natura — sostanza pericolosa e rito sociale obbligatorio — è il motivo per cui i problemi con l'alcol emergono anni dopo rispetto a quelli con qualunque altra sostanza.
Cosa fa, esattamente
L'etanolo è una molecola piccola e attraversa in fretta la barriera che protegge il cervello. Lì agisce su due sistemi contemporaneamente: potenzia il GABA, il principale freno del sistema nervoso, e inibisce l'NMDA, che è l'acceleratore. Il risultato è l'effetto che tutti conoscono: sedazione e disinibizione insieme, con le funzioni cognitive che scendono mentre la sicurezza di sé sale. Nel frattempo stimola indirettamente dopamina ed endorfine, e da qui l'euforia dei primi bicchieri.
L'unità alcolica
Per confrontare consumi diversi si usa lo standard drink: 12 grammi di alcol puro. Nella praticasonotuttiequivalenti:una birra da 330 ml a 5° · un bicchiere di vino da 125 ml a 12° · un bicchierino di superalcolico da 40 ml a 40° Il che smonta l'idea più diffusa di tutte: che la birra «non conti».
La revisione del 2023
«Quando si tratta di alcol non esiste una quantità sicura per la salute. Le indicazioni precedenti — un drink al giorno per le donne, due per gli uomini — erano basate su dati ormai superati.»
OMS Europa · Statement on Alcohol, gennaio 2023
Il punto tecnico è questo: anche un solo bicchiere al giorno aumenta il rischio di alcuni tumori. L'alcol è classificato dall'OMS come cancerogeno di Gruppo 1, la stessa categoria dell'amianto e delle radiazioni ionizzanti. Non significa che sia altrettanto pericoloso a parità di esposizione: significa che la prova del nesso causale con il cancro nell'uomo è della stessa solidità.
Il conto lungo
- Fegato — la cirrosi epatica fa ottomila morti l'anno in Italia.
- Tumori — cavo orale, esofago, fegato, mammella, colon-retto. Circa il 5% dei tumori italiani è alcol-correlato.
- Cuore e circolazione — ipertensione, cardiomiopatia, fibrillazione atriale.
- Sistema nervoso — polineuropatia, demenza alcolica, sindrome di Wernicke-Korsakoff da carenza di vitamina B1.
- Gravidanza — la sindrome feto-alcolica è la prima causa prevenibile di disabilità intellettiva al mondo.
- Psiche — depressione, ansia, suicidio. Il rapporto è a doppio senso: si beve perché si sta male e si sta male perché si beve.
Emergenza medica
Chi è dipendente non deve smettere di colpo
L'astinenza da alcol, a differenza di quasi tutte le altre, può uccidere. La forma grave si chiama delirium tremens: tremori, agitazione, allucinazioni, convulsioni, ipertensione, febbre. La mortalità va dal 5 al 25% se non viene trattata in ospedale. Serve un protocollo medico — benzodiazepine, vitamine, sorveglianza. Il gesto istintivo del familiare che nasconde le bottiglie, in una dipendenza grave, è un gesto pericoloso.
La parte che quasi nessuno conosce: si cura con i farmaci
Nell'immaginario comune smettere di bere è una prova di carattere. In realtà per il disturbo da uso di alcol esistono farmaci approvati, prescrivibili, con efficacia documentata:
- Disulfiram — blocca un enzima e rende il bere fisicamente sgradevole (nausea, vampate).
- Naltrexone — riduce il piacere che il bere procura.
- Acamprosato — stabilizza il glutammato e abbassa il desiderio durante l'astinenza.
- Baclofene — riduce il craving in casi selezionati.
- Sodio oxibato — in Italia usato per la disassuefazione.
Da seguire, per curiosità: dal 2024 sono in corso studi sugli agonisti del GLP-1, gli stessi farmaci nati per il diabete e diventati famosi per il dimagrimento, che sembrano ridurre il desiderio di alcol. Siamo alla fase sperimentale, ma la direzione è interessante.
Una postilla italiana: alcol e cocaina insieme
L'Italia è il secondo mercato europeo per consumo di cocaina pro capite, secondo le analisi delle acque reflue dell'osservatorio europeo. Un milione e trecentomila italiani ne hanno fatto uso nell'ultimo anno, e la combinazione con l'alcol — che nella vita reale è la norma, non l'eccezione — ha una conseguenza specifica che vale la pena conoscere.
Quando le due sostanze si incontrano nel fegato producono un terzo composto che non esiste in natura, il cocaetilene, che è circa trenta volte più tossico per il cuore della cocaina da sola. È ritenuto responsabile di una quota crescente delle morti improvvise tra i giovani frequentatori della vita notturna. Il dettaglio che rende il fenomeno insidioso è che nessuna delle due sostanze, presa singolarmente in quelle quantità, avrebbe fatto quel danno.
Cosa farsene di tutto questo
Non è un invito all'astinenza universale, e nemmeno un articolo contro il vino a tavola. È un invito a smettere di usare l'argomento «bevo poco, come tutti» come se fosse un dato clinico. Otto milioni e seicentomila italiani hanno un consumo a rischio, e nella quasi totalità dei casi sono convinti di berne meno del vicino di tavolo. Sono anche, quasi tutti, persone che non hanno mai contato in vita loro un'unità alcolica.
Contarle per una settimana è l'esperimento più economico che esista: dodici grammi per bicchiere, e si vede il numero vero. Se il numero sorprende, esiste il proprio medico di famiglia, esiste il SerD della propria città — gratuito, riservato, senza impegnativa — ed esiste il Telefono Verde Alcol dell'Istituto Superiore di Sanità: 800 632 000, anonimo.
______________________________________________________________
Dr.MarcoTarducciFormatore, scrittore, ricercatore, consulente
Hygiene Care SAS
Articolo divulgativo, tratto dal corso «Dipendenze — Conoscere per Prevenire» di Hygiene Care SAS. Non costituisce parere medico e non sostituisce la valutazione del proprio medico: nessuna terapia va iniziata o sospesa sulla base di un articolo. Fonti: OMS Europa 2023; Istituto Superiore di Sanità 2024; EMCDDA 2024; Relazione annuale al Parlamento 2024.